Un nuovo inizio e la decisione di evolverci.
Ormai ci siamo. Pochi giorni fa (scrivo questo post il 15 dicembre 2023) abbiamo presentato il nostro nuovo progetto imprenditoriale, con un nome e un marchio differente e che vede l’evoluzione e il riposizionamento di Officina cm.
Ma perché io e Laura, compagni di vita ma anche soci in affari, abbiamo deciso di cambiare?
Beh, sono tanti i motivi e per capirli al meglio devo raccontarvi brevemente la nostra storia e quella di Officina cm, nata nel 2001, grazie ad un prestito d’onore e che, nonostante tantissime difficoltà, è arrivata sana e salva fino ad ora.
L’ambizione di parlare di comunicazione e marketing in una terra di periferia.
Già all’epoca, il progetto di un’agenzia di “comunicazione & marketing” (ecco cosa significa CM), era molto ambizioso e relativamente nuovo per il territorio, che vedeva, in quel periodo storico, i servizi specializzati legati alla comunicazione appannaggio di poche realtà veramente strutturate, mentre il resto era in mano a tipografie o piccoli studi grafici.
L’inaugurazione di Officina.
L’inaugurazione di Officina fu “sui generis”: al centro della strada dove c’era l’agenzia, avevo posizionato un Tigrotto OM [camion arrogante e cattivo, di ferro ultra pesante, responsabile, da solo, di tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera] sul cui ribaltabile c’erano delle TV con VHS che mandavano in onda loop di spot pubblicitari da tutto il mondo. Era una evidente video installazione ispirata a quelle, sicuramente più belle e artistiche, di Studioazzurro. Tuttavia, nonostante fosse qualcosa di già fatto altrove, destò tantissimo interesse, perché per la prima volta si vedeva qualcosa di diverso e di “strano” rispetto alla consuetudine.
Anche il nome concorreva a tale stranezza: chiamare Officina un’agenzia di pubblicità era un azzardo! Tra i nomi papabili c’era Future Concept Lab, Comunico e Futurama. Alla fine scelsi Officina, perché mi piaceva l’idea di essere “un artigiano della comunicazione” e perché, concettualmente, il nome era molto vicino anche alle altre attività della mia famiglia, ossia l’associazione culturale di mio padre (“Il Laboratorio”) e la cooperativa di servizi culturali gestita da mia madre (“Il Cantiere”). Giustamente mancava un’officina per completare il quadro artigianal chic!!!
Ventidue anni di crescita e innovazione.
Certo è che in ventidue anni di attività ne abbiamo viste davvero tante: siamo partiti dal trasferire i file ai service di stampa su dischetti ZIP per arrivare ad oggi che lavoriamo con l’IA e il neuromarketing.
Abbiamo inseguito lo sviluppo di internet, dai modem a 56k fino a StarLink, abbiamo visto nascere gli Smartphone e i Social Media, così come abbiamo navigato con Netscape, Altavista e scaricato i file illegalmente da Napster.
Abbiamo lavorato con tantissime aziende e con altrettante persone splendide, alcune come Silvano Cataldi, Ippazio Castriota, Salvatore Prete ed Antonio Ferramosca, che oggi non ci sono più e a cui dobbiamo tantissimo (questo post è dedicato anche a loro).
Una visione condivisa e l’unione delle forze.
Nel 2007 Laura è entrata in società (nella mia vita ci stava già da tre anni) e abbiamo iniziato a crescere aprendoci a nuove collaborazioni.
Tra una cosa e un’altra, abbiamo attraversato 20 anni di continue innovazioni e trasformazioni, senza mai perdere la nostra identità aziendale, la nostra visione e soprattutto la passione per ciò che facciamo.
La resilienza di Officina cm.
Anche Officina ha resistito: ha retto il nome, che nel frattempo è diventato inflazionato, ha variato la sua brand image, tenendola allineata ai tempi, ha saputo trasformarsi nei servizi offerti e si è costruita una buona reputazione, grazie anche e soprattutto ai tanti collaboratori che sono diventati parti integrante del team.
I Perché del cambiamento.
Quindi, di fatto, dopo tutti questi anni di sacrifici e successi, che senso ha cambiare nome, riposizionarsi e ricominciare d’accapo?
Simon Sinek diceva che bisogna partire dal perché e noi abbiamo cercato, da buoni consulenti e con collaboratori esterni come Simona Ruffino ed EVO Imprese, di comprendere perché il mercato della comunicazione, da sempre avanguardia di pensiero, è diventato stantìo, stereotipato, inflazionato, poco attrattivo e vittima di fuffa guru e millantatori che spesso affondano le aziende e i brand invece di elevarli e salvificarli, così come promettono.
Le motivazioni sono tante: assenza di cultura di impresa, mancanza di un approccio etico nei confronti del consumatore (visto spesso come pedina da influenzare invece che come vero attore del mercato), logica di prezzo e convenienza a scapito della qualità, rinuncia a suggestionare positivamente la società con contenuti di valore, mortificazione dei talenti e sfruttamento dei giovani.
Rischiavamo, quindi, di essere risucchiati in questo vortice negativo e di appiattirci su logiche avulse rispetto alla nostra visione che è quella di condividere valore sul territorio tra i vari attori del mercato: clienti, collaboratori, partner, fornitori, giovani talenti.
E allora bisognava fare qualcosa di diverso:
– investire sulla cultura, sulle persone e sull’etica, sposando i principi del neuromarkerting;
– puntare sul branding, per aiutare le imprese a crescere in modo strutturato costruendosi un’identità di valore;
– riprendere i principi sempre validi del Bauhaus e del buon design, perché, come diceva Dostoevskij, «la bellezza salverà il mondo».
La nascita di BRAIND e il futuro che costruiremo.
BRAIND sarà tutto questo: è una visione, un sogno, un contenitore di idee, un progetto, un nuovo modo di fare cultura di impresa, una casa per folli che vogliono cambiare il mondo ma soprattutto sarà qualcosa di bello che io e Laura vorremmo lasciare a Francesco e Lorenzo, i nostri figli che, come tutti i bambini e ragazzi del mondo, meritano un futuro migliore. Siamo ancora giovani e in tempo per fare qualcosa.
